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lunedì 16 febbraio 2015

Messaggi della Madonna ad Anguera


I messaggi vengono trasmessi 3 volte a settimana: ogni martedì e sabato, più un altro giorno variabile. Traduzioni dai testi originali pubblicati sul sito ufficiale

Sito traduzione messaggi in italiano: http://www.messaggidianguera.net/2015.html

4.106 - 24.02.2015
Cari figli, vi amo come siete. Date il meglio di voi nella missione che il Signore vi ha affidato. Non temete. Io sono al vostro fianco, anche se non mi vedete. Vi chiedo di fare del bene a tutti. Amate. L’amore è più forte della morte e più potente del peccato. Non tiratevi indietro. Non permettete che la vostra libertà vi allontani da mio Figlio Gesù. Siete amati uno per uno dal Padre, nel Figlio, per mezzo dello Spirito Santo. Fuggite dal peccato. Se vi capita di cadere, chiamate Gesù. Egli è il vostro Grande Amico e non vi abbandonerà mai. Quando sentite il peso della croce, cercate forza nelle parole del mio Gesù e nell’Eucarestia. Inginocchiatevi in preghiera. Solo con la forza della preghiera potete ottenere la pace. Vivete nel tempo delle grandi tribolazioni. Non allontanatevi da mio Figlio Gesù. Amate e difendete la verità. Quando tutto sembrerà perduto avverrà il miracolo di Dio. Egli asciugherà le vostre lacrime e non ci sarà sofferenza per i suoi eletti. Avanti con gioia. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.

4.105 - 23.02.2015

Cari figli, non permettete che la fiamma della fede si spenga dentro di voi. Abbiate cura della vostra vita spirituale e siate in tutto come Gesù. Siete importanti per la realizzazione dei miei piani. Aprite i vostri cuori e accettate la volontà di Dio per le vostre vite. Non vivete lontani dalla grazia del Signore. Vivete nel tempo delle grandi confusioni spirituali. Inginocchiatevi in preghiera e tutto finirà bene per voi. Conosco le vostre necessità e supplicherò il mio Gesù per voi. Fatevi coraggio e assumete il vostro vero ruolo di cristiani. L’umanità si trova sull’orlo di grande abisso, ma voi potete cambiare questa situazione. Tornate al Signore. Egli vi ama immensamente e vi attende a braccia aperte. Datemi le vostre mani. Sono venuta dal cielo per condurvi a Colui che è la vostra Via, Verità e Vita. Coraggio. Niente è perduto. Verranno giorni di grazia per i giusti. Non perdetevi d’animo. La Vittoria di Dio avverrà e vedrete la trasformazione della Terra. Avanti senza paura. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.

4.104 - 21.02.2015

Cari figli, vi chiedo di essere fedeli a Gesù. Non allontanatevi dalla verità. Ascoltate la voce di Dio e siate docili alle sue ispirazioni. Sono venuta dal cielo per condurvi al porto sicuro della fede. Abbiate coraggio, fiducia e speranza. Il domani sarà migliore per gli uomini e le donne di fede. Dedicate parte del vostro tempo alla preghiera. L’umanità è diventata cieca spiritualmente perché gli uomini si sono allontanati dal Creatore. Tornate. Il vostro Dio vi ama e vi attende. Non vivete nel peccato. Ecco il tempo della grazia. Quando tutto sembrerà perduto l’umanità sarà trasformata con il trionfo definitivo del mio Cuore Immacolato. Avanti senza paura. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.

4.103 - 19.02.2015
Cari figli, il mio Gesù attende il vostro sì alla sua chiamata. Mostrate a tutti con i vostri esempi e parole che appartenete al Signore. Non permettete che il luccichio delle cose mondane vi allontani dal cammino della salvezza. Siate uomini e donne di preghiera costante. Voi che avete in abbondanza, tendete la mano ai poveri e ai dimenticati. Guardate ai deboli, soprattutto a coloro che hanno perso i propri diritti e sono stati messi da parte. Gli uomini sono diventati ciechi spiritualmente perché si sono lasciati rendere schiavi dalle cose materiali. Ricordatevi sempre: nel giorno del Giudizio il Signore vi chiederà conto. Aprite i vostri cuori all’amore del Signore. Amate sempre e lasciate che la Luce di Dio risplenda nelle vostre vite. Non siate schiavi del demonio. Arriverà il giorno in cui il Giusto Giudice vi chiamerà e solo le vostre buone opere vi apriranno il cielo. Convertitevi in fretta. Il Signore vi chiama. Non tiratevi indietro. Non rimandate a domani quello che dovete fare. Avrete ancora lunghi anni di dure prove e sofferenze. Pregate. La Vittoria di Dio verrà per i giusti. Avanti con gioia. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.

4.102 - 17.02.2015

Cari figli, oggi vi invito al silenzio e alla preghiera. Nel silenzio potete ascoltare il Signore; nella preghiera troverete forze per il vostro cammino spirituale. Vi chiedo di prendere le distanze da tutto quello che vi allontana da mio Figlio Gesù. State attenti: attraverso piccole rinunce potete aprire nei vostri cuori uno spazio maggiore per l’ascolto e la messa in pratica del Vangelo e dei miei messaggi. Datemi le vostre mani e io vi condurrò a colui che è il vostro unico e vero Salvatore. Non rimanete fermi nel peccato. Ecco il tempo opportuno per convertirvi. Assumete il vostro vero ruolo di cristiani e testimoniate ovunque che appartenete al Signore. Voi state nel mondo, ma le cose del mondo non sono per voi. Sono venuta dal cielo per indicarvi il cammino della vera libertà e salvezza. Coraggio. Non perdetevi d’animo. Camminate verso un futuro di tribolazioni, ma riponete la vostra fiducia e speranza nel Signore. Dopo la croce, verrà la vittoria. Avanti senza paura. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.

4.101 - 14.02.2015
Cari figli, restate con Gesù. Portate la vostra croce con la speranza della vittoria finale. Il mio Signore non vi abbandonerà. In questi giorni, inginocchiatevi in preghiera. Pentitevi e vivete rivolti al Paradiso, per il quale unicamente siete stati creati. In questa Quaresima usate le armi della vittoria che vi ho dato: Confessione, Eucarestia, Sacra Scrittura, Santo Rosario, Consacrazione al mio Cuore Immacolato e fedeltà al vero Magistero della Chiesa. Desidero la vostra conversione, ma non restate con le mani in mano. Dio ha fretta. Camminate verso un futuro doloroso. Ci sarà grande persecuzione al Popolo di Dio e i fedeli piangeranno e si lamenteranno. Qualunque cosa accada, non tiratevi indietro. Chi sta con Gesù non sperimenterà mai il peso della sconfitta. Coraggio. Sono vostra Madre Addolorata e sono al vostro fianco. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.
4.100 - 10.02.2015
Cari figli, aprite i vostri cuori al Signore e scoprirete il grande tesoro che c’è dentro di voi. Conosco ciascuno di voi per nome e sono venuta dal Cielo per indicarvi il cammino della conversione. Non tiratevi indietro. Il mio Gesù ha bisogno del vostro sì sincero e coraggioso. Prendetevi cura della vostra vita spirituale e vivete lontani dalle cose del mondo. Appartenete al Signore e solo Lui dovete seguire e servire. L’umanità è diventata povera spiritualmente perché gli uomini si sono allontanati dalla verità. Tornate al Signore. Dite no al peccato e lasciatevi condurre da colui che è il vostro tutto. Voi siete inclini a peccare e molte volte, senza riflettere, vi mettete dalla parte opposta di Dio. State attenti. Inginocchiatevi in preghiera. Solo per mezzo della preghiera potete comprendere i disegni di Dio per voi. Non temete. Il giorno della vostra liberazione si avvicina. La Vittoria di Dio avverrà con il trionfo definitivo del mio Cuore Immacolato. Il Signore asciugherà le vostre lacrime e i giusti vivranno felici. Avanti. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.

4.099 - 09.02.2015

Cari figli, sono vostra Madre e sono venuta dal Cielo per chiamarvi alla conversione. Non permettete che la fiamma della fede si spenga dentro di voi. Confidate pienamente nel Potere di Dio e sperate in lui con totale fiducia. Cercate forza nella preghiera e nelle parole di mio Figlio Gesù. Non allontanatevi dal cammino che vi ho indicato. L’umanità è malata e ha bisogno di essere curata. Allontanatevi dal peccato e servite il Signore. Egli si aspetta molto da voi. Aprite i vostri cuori al Signore. Ascoltate quello che vuole dirvi. Non perdete la speranza. Il domani sarà migliore per gli uomini e le donne di fede. Avrete ancora lunghi anni di dure prove, ma il Signore non vi abbandonerà. Giorni di gioia verranno per voi. Il Signore ha tutto sotto controllo. Abbiate una speranza illimitata. Avanti senza paura. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.  

4.098 - 07.02.2015

Cari figli, siate onesti nelle vostre azioni. Dio è il Giudice Giusto, che darà a ciascuno secondo le sue opere. Non siate schiavi del male. Siete del Signore e le cose del mondo non sono per voi. Fuggite dal peccato e servite il Signore con gioia. Se vi capita di cadere, chiamate Gesù. Egli è il vostro Signore e Amico. Cercatelo sempre e sarete felici già qui sulla Terra e più tardi con me in Cielo. Ricolmatevi di speranza. Il mio Gesù è al vostro fianco. Quando tutto sembrerà perduto avverrà la Vittoria di Dio. Distanziatevi da tutto quello che vi allontana dal Signore. La vostra nobile missione è seguire e servire Colui che è la vostra Via, Verità e Vita. Inginocchiatevi in preghiera. Verranno per voi giorni difficili, ma non tiratevi indietro. Molti saranno tentati di tirarsi indietro, ma restate con Gesù. Coraggio. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace. 

4.097 - 05.02.2015

Cari figli, restate saldi sul cammino che vi ho indicato. Non allontanatevi da Gesù. Amate e difendete la verità. Il demonio lancerà delle novità e molti le abbracceranno come verità. State attenti. Ascoltate ciò che insegna il vero magistero della Chiesa. La verità del mio Gesù è nel Vangelo. Lottate contro ogni seme del male, diffuso per confondervi e allontanarvi dalla verità. Soffro per quello che vi attende. Inginocchiatevi in preghiera. Sono vostra Madre Addolorata e soffro per quello che vi attende. Cercate forza nelle parole del mio Gesù e nell’Eucarestia. Chi cammina con il Signore non sperimenterà mai il peso della sconfitta. Avanti senza paura. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.

4.096 - 03.02.2015

Cari figli, sono vostra Madre e sono venuta dal cielo per portarvi al cielo. Vi invito oggi a vivere rivolti al Paradiso, per il quale unicamente siete stati creati. Non tiratevi indietro davanti alle vostre difficoltà. Il Signore si aspetta molto da voi. Non state con le mani in mano. Sforzatevi e cercate di imitare ovunque mio Figlio Gesù. Voi state nel mondo, ma non siete del mondo. In questi tempi difficili, intensificate le vostre preghiere. Quando siete lontani vi rendete bersaglio del nemico. Non temete. Chi sta con il Signore non sperimenterà mai il peso della sconfitta. Nelle mani il Santo Rosario e la Sacra Scrittura; nel cuore l’amore alla verità. Camminate verso un futuro doloroso e solo quelli che resteranno nella verità riusciranno a sostenere il peso della croce. Datemi le vostre mani e io vi condurrò a Colui che è la vostra Via, Verità e Vita. Qualunque cosa accada, restate con Gesù. La vostra vittoria è in lui. Quando tutto sembrerà perduto, il miracolo di Dio avverrà e la pace regnerà sulla Terra. Avanti. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.  

domenica 15 febbraio 2015

LIBIA - Guerra civile libica in corso iniziata il 15/02/2011. Prevista il 29/10/2005. messaggio n. 2.595 "La Libia inciamperà e i miei poveri figli conosceranno grandi sofferenze. Per gli uomini del terrore sarà un regalo di valore." il 07/06/2006 . messaggio n. 2.691. "Cari figli, a Cirene* si udranno grida di disperazione e i miei poveri figli temeranno i grandi eventi." Messaggio 3.598 - 21 gennaio 2012 " Al Bayda vivrà momenti di grande sofferenza e i miei poveri figli piangeranno e si lamenteranno." Profezie in fase di svolgimento della Madonna di Anguera.



Post 8 dicembre 2011 - AGGIORNAMENTO DEL 15/02/2015
MESSAGGI DELLA MADONNA DI ANGUERA  CORRELATI ALLA NAZIONE LIBIA



2.691 - 07/06/2006 AVVERATO IL 15/02/2011 – GUERRA CIVILE LIBICA IN CORSO "Cari figli, a Cirene* si udranno grida di disperazione e i miei poveri figli temeranno i grandi eventi." Dio vi chiama a vivere rivolti verso la sua grazia salvifica e misericordiosa. Non restate con le mani in mano. Siate coraggiosi e sappiate affrontare le difficoltà di ogni giorno. Voi non siete soli. L’umanità percorre le strade della distruzione che gli uomini hanno preparato con le proprie mani. Ecco il tempo del vostro ritorno. Fuggite dal peccato e servite il Signore con gioia. Desidero la vostra conversione. Pentitevi, perché il pentimento è il primo passo da fare sulla strada della santità. Avanti con coraggio. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.
* Sono in dubbio su come vada tradotta la preposizione (“pela cirene”), ma potrebbe essere la città di Cirene (Libia)
Fonte: http://www.messaggidianguera.net/Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Cirene_%28citt%C3%A0%29

Cirene è il nome di una importante colonia greca del Mediterraneo che si trovava nell'odierna Libia orientale, presso l'attuale cittadina di 
Shahhat, nella municipalità di Al Jabal al Akhdar.

2.595 - 29.10.2005
Cari figli, restate saldi sul cammino che vi ho indicato. Ecco i tempi dei dolori. Pentitevi e assumete il vostro vero ruolo di cristiani. L’umanità percorre le strade dell’autodistruzione che gli uomini hanno preparato con le proprie mani. Cercate la pace. Dio è la soluzione per voi. Ritornate. 
La Libia inciamperà e i miei poveri figli conosceranno grandi sofferenze. Per gli uomini del terrore sarà un regalo di valore. Intensificate le vostre preghiere. Si avvicinano ora i momenti difficili per i miei poveri figli. Un tempio sarà in macerie. È stato costruito sopra un tumulo. Sarà in India. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.




3.598 - 21 gennaio 2012  

Cari figli, io sono al vostro fianco anche se non mi vedete. Non perdetevi d’animo. Chi sta con il Signore non sperimenterà mai il peso della sconfitta. Inginocchiatevi in preghiera, perché solo così potete ottenere la pace. Ecco il tempo delle grandi confusioni spirituali. Il demonio semina confusione tra di voi, ma la sua maschera cadrà e la verità regnerà nei cuori dei fedeli. State attenti. Vi chiedo di fare il bene a tutti. Riempitevi dell’amore del Signore, perché solo così sarete guariti spiritualmente. Io sono vostra Madre e supplicherò il mio Gesù in vostro favore. Coraggio. Affidate al mio Gesù la vostra esistenza. In Lui è la vostra speranza e salvezza. L’umanità si è allontanata dal Creatore e cammina verso un grande abissoAl Bayda vivrà momenti di grande sofferenza e i miei poveri figli piangeranno e si lamenteranno. Convertitevi. Ecco il tempo opportuno per riconciliarvi con Dio. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace. 


Beida (in arabo: البيضاء, al-Bayḍāʾ , "la Bianca", dialettalmente Zawiyat el-Beda, in italiano, in epoca fascista, Beda Littoria) è una città della Libia settentrionale, nella regione della Cirenaica, capoluogo della Municipalità di Al Jabal al Akhdar.


MAGDI CRISTIANO ALLAM - L'Italia dichiari subito la guerra al terrorismo islamico in Libia alleandosi con l'Egitto, l'unico Stato pronto e determinato a combattere. Leggete e commentate il mio editoriale pubblicato oggi su ‪#‎IlGiornale‬
LINK DIRETTO: https://www.facebook.com/MagdiCristianoAllam/posts/843954265662497:0

Limes Oggi

La guerra in Libia è un regalo al califfo

La Libia è la porta dei terroristi verso l'Europa

Fonte: http://www.panorama.it/news/esteri/libia-nel-caos/

AGGIORNAMENTO IN TEMPO REALE  CON GOOGLE NEWS  CLICCA SUL LINK


LIBIA –15/02/2011  GUERRA CIVILE  LIBICA IN CORSO
Previsto il: 29/10/2005, messaggio n. 2.595 e il 07/06/2006, messaggio n. 2.691
Morti: 10.000
Feriti: 50.000

Profughi: 200.000
Scomparsi: N.D.
Esito: N.D.
Colpiti: intera popolazione
  6.120.585 ab. 
(2008)
Casus belli: malcontento popolare, desiderio di rinnovamento politico 
Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_civile_libica



Avvisi particolari

Libia Libia 
LINK DIRETTO: http://www.viaggiaresicuri.it/index.php?322&no_cache=1&tx_ttnews[tt_news]=15000
Diffuso il 15.02.2015.



A partire dal 15 febbraio 2015, a seguito del progressivo aggravarsi delle condizioni di sicurezza, l’Ambasciata d’Italia a Tripoli ha sospeso temporaneamente le proprie attività fino a nuovo avviso. Non è più possibile pertanto assicurare assistenza consolare a coloro che, nonostante il chiaro sconsiglio delle Autorità italiane, siano ancora presenti in territorio libico.


A fronte del progressivo deterioramento della situazione di sicurezza in Libia e degli scontri che stanno interessando il Paese e a seguito dell’attacco terrorista che si è recentemente verificato all’Hotel Corinthia, con numerose vittime, tra cui sei cittadini stranieri, si ribadisce il pressante invito ai connazionali a non recarsi in Libia e a quelli tuttora presenti a lasciare temporaneamente il Paese.

Proseguono gli scontri tra milizie in Tripolitania al momento localizzati nella parte occidentale della Regione. A seguito dei bombardamenti che hanno interessato l’aeroporto militare di Tripoli (Maitiga) l’operatività dello scalo, al momento aperto, è limitata. Egitto e Tunisia hanno chiuso il loro spazio aereo ai voli provenienti dagli aeroporti di Maitiga e di Misurata. Ulteriori bombardamenti hanno interessato la periferia di Zuwara, situata sulla costa occidentale del Paese. Attacchi aerei si sono anche verificati sulla città di Misurata, in particolare contro l’aeroporto internazionale, il porto e alcune strutture industriali, senza tuttavia causare danni materiali, né vittime. A seguito di questi eventi la Turkish Airlines ha sospeso i voli su Misurata, a data da destinarsi. L’aeroporto internazionale di Tripoli, teatro di pesanti scontri nei mesi di luglio e di agosto che hanno causato decine di vittime e molti feriti, nonché ingenti danni materiali allo scalo, rimane chiuso.

Bengasi continuano i pesanti scontri armati tra milizie di fazioni contrapposte, così come tra queste ultime e le forze governative, in alcuni casi anche con bombardamenti aerei. Ugualmente, in Cirenaica si sono verificati attentati suicidi (dicembre 2013 e aprile 2014) nonché sequestri di cittadini occidentali. Inoltre, alcuni gruppi estremisti della zona sono probabilmente gli artefici dell’uccisione di cittadini egiziani e siriani di religione cristiana (febbraio e marzo 2014). Si ricorda che a seguito dell’attentato del 12 gennaio 2013 è stata disposta la sospensione temporanea dei servizi del Consolato Generale a Bengasi. In tutta la Cirenaica la situazione di sicurezza è progressivamente deteriorata, pertanto è assolutamente sconsigliata la presenza di connazionali dovunque e con particolare riguardo alla Città di Derna.

Anche nell’area urbana di Tripoli si sono verificati scontri armati ed episodi ostili che testimoniano un sensibile innalzamento della tensione e confermano la permanenza di un significativo livello di rischio anche all’interno dei centri urbani, che può potenzialmente interessare tutto il personale espatriato. Tali circostanze inoltre evidenziano la complessiva fragilità del quadro di sicurezza in Libia, minato da fattori di diversa matrice, all’interno del quale possono trovare spazio anche azioni di natura terroristica. Permangono in tutto il Paese elementi di tensione suscettibili di trovare repentine manifestazioni in forma non pacifica, che fanno leva sulla perdurante impossibilità per le forze dell’ordine governative di garantire un effettivo controllo del territorio.

Azioni ostili contro stranieri si sono verificati anche nella parte nord-occidentale della Libia, in particolare nel tratto costiero tra Sabratha e Zuwara (gennaio 2014).

Nel deserto a sud-ovest del Paese si sono verificati violenti scontri tra opposte tribù (gennaio 2014), che hanno fatto registrare decine di vittime. 

Raccomandazioni

Il livello di allerta tra la comunità straniera presente in Libia é particolarmente elevato. Si raccomanda pertanto ai connazionali presenti a qualsiasi titolo nel Paese di adottare opportune cautele. Si raccomanda, in particolare, di limitare allo stretto necessario gli spostamenti sul territorio, anche nelle aree urbane, soprattutto dopo il tramonto, e ad evitare, ove possibile, lo stazionamento incustodito delle vetture. Si raccomanda di adottare particolare attenzione e di evitare nel limite del possibile gli assembramenti, specialmente durante i fine settimana e dopo la preghiera del venerdì, e di tenersi costantemente aggiornati sulla situazione di sicurezza nel Paese.

Come segnalato più sopra, anche a seguito dei recenti accadimenti, si sottolinea che la sicurezza non appare del tutto garantita nemmeno nei grandi hotel di Tripoli, che sono usualmente frequentati da stranieri.

Le visite a carattere professionale nella capitale e in Tripolitania, se motivate da necessità imperative e indifferibili, devono essere svolte adottando ogni possibile misura prudenziale. Gli alti rischi connessi a ulteriori possibili manifestazioni violente, ancorché non dirette contro cittadini stranieri, inducono a raccomandare estrema cautela negli spostamenti in città, che si invita a limitare quanto più possibile.  

Si registra un forte aumento della criminalità comune a Tripoli: si sono moltiplicati nelle ultime settimane gli episodi di “carjacking” e le rapine ai danni di stranieri. A tale riguardo, si raccomanda di evitare l’uso di taxi individuali. Ove possibile, si raccomanda di effettuare gli spostamenti sul territorio avvalendosi di autisti di fiducia, concordando preventivamente i termini del trasporto.

Alla luce delle tensioni citate nei paragrafi precedenti con specifico riguardo alla città di Tripoli, è fortemente sconsigliata la partecipazione a fiere ed ad eventi promozionali con ampia partecipazione collettiva, sia a carattere istituzionale che privata.

Si sottolinea inoltre l’imprescindibilità, per gli operatori economici, di guardare al mercato libico, in questa fase, con un approccio cauto e oggettivo, in particolare con riferimento alla possibilità di acquisire commesse pubbliche.

Infatti, se da un lato non possono essere taciute le enormi potenzialità che si dischiuderanno allorquando il processo di ricostruzione del Paese avrà avvio, dall’altro non può non sottolinearsi con preoccupazione come, ad oltre due anni dalla Rivoluzione che ha portato al crollo del regime di Gheddafi, detto processo non abbia ancora visto la luce e l’economia pubblica libica perduri in una condizione di stallo, vittima del blocco decisionale e amministrativo che caratterizza l’operato attuale delle istituzioni pubbliche libiche.

Né può ragionevolmente essere nutrita una speranza di superare detto blocco nel breve periodo, alla luce delle involuzioni politiche e delle tensioni sociali sopra ricordate.

Appare dunque di assoluta importanza, al fine di non generare aspettative non realizzabili, che gli operatori adottino un approccio di medio-lungo termine nella programmazione del ritorno potenziale degli investimenti per l’ingresso sul mercato libico.

Sono più in generale assolutamente sconsigliate le visite di natura turistica.

Si ricorda che la Libia ha unilateralmente dichiarato, a partire dal 2005, la sussistenza di diritti esclusivi di pesca su un’area di mare estesa fino a 74 miglia dalla propria costa e dalla linea che chiude idealmente il golfo della Sirte. L’applicazione di tali misure si è concretizzata, anche recentemente, nell’intercettazione, sequestro e detenzione dei pescherecci stranieri e dei loro equipaggi da parte delle autorità libiche e delle milizie locali. Sono state parimenti applicate consistenti sanzioni pecuniarie, oltre a provvedimenti di confisca delle attrezzature di pesca e dell’eventuale pescato.

Si prega di consultare la scheda Paese presente su questo stesso sito per informazioni di maggiore dettaglio sul quadro di sicurezza e su viabilità e trasporti.






Diffuso il 17.06.2014. 




A causa delle perduranti tensioni e dei violenti scontri armati tra milizie che si sono recentemente verificati a Bengasi, è tassativamente sconsigliato recarsi e permanere per qualsiasi motivo in Cirenaica e nel Sud del Paese. Si segnala che l’aeroporto di Benina-Bengasi è ancora chiuso e che, a causa della critica situazione della sicurezza, nella città di Bengasi è stato imposto il coprifuoco dalle 24.00 alle 06.00 del mattino. Considerata la fluidità della situazione della sicurezza anche nella città di Tripoli, si invitano i connazionali ad evitare temporaneamente viaggi anche nella capitale e nella fascia costiera della Tripolitania. In tali aree, i viaggi a carattere professionale potranno essere presi in considerazione soltanto qualora sussistano comprovate e improcrastinabili esigenze, adottando le stringenti misure di sicurezza dettagliate più sotto e dopo aver preso contatto con l’Ambasciata. Si segnala altresì che in vista della prossima scadenza elettorale (25 giugno), la situazione della sicurezza nella città di Tripoli e nei principali centri urbani della Libia potrebbe alterarsi in maniera repentina. Non si possono inoltre escludere azioni di natura terroristica, volte a destabilizzare il quadro politico interno.


Bengasi sono frequenti gli scontri armati tra milizie di fazioni contrapposte, così come tra queste ultime e le forze governative. Ugualmente, in Cirenaica si sono verificati attentati suicidi (dicembre 2013 e aprile 2014) nonché sequestri di cittadini occidentali. Inoltre, alcuni gruppi estremisti della zona sono probabilmente gli artefici dell’uccisione di cittadini egiziani e siriani di religione cristiana (febbraio e marzo 2014). 



Anche nell’area urbana di Tripoli si sono verificati scontri armati ed episodi ostili che testimoniano un sensibile innalzamento della tensione e confermano la permanenza di un significativo livello di rischio anche all’interno dei centri urbani, che può potenzialmente interessare tutto il personale espatriato. Tali circostanze inoltre evidenziano la complessiva fragilità del quadro di sicurezza in Libia, minato da fattori di diversa matrice, all’interno del quale possono trovare spazio anche azioni di natura terroristica. Permangono in tutto il Paese elementi di tensione suscettibili di trovare repentine manifestazioni in forma non pacifica, che fanno leva sulla perdurante impossibilità per le forze dell’ordine governative di garantire un effettivo controllo del territorio. 



Azioni ostili contro stranieri si sono verificati anche nella parte nord-occidentale della Libia, in particolare nel tratto costiero tra Sabratha e Zuwara (gennaio 2014). 



Nel deserto a sud-ovest del Paese si sono verificati violenti scontri tra opposte tribù (gennaio 2014), che hanno fatto registrare decine di vittime. 



Raccomandazioni 



Si informa che l’Ambasciata d’Italia a Tripoli è aperta, operativa e sempre contattabile. 

Il livello di allerta tra la comunità straniera presente in Libia è particolarmente elevato. Si raccomanda pertanto ai connazionali presenti a qualsiasi titolo nel Paese di adottare opportune cautele. Si raccomanda, in particolare, di limitare allo stretto necessario gli spostamenti sul territorio, anche nelle aree urbane, soprattutto dopo il tramonto, e ad evitare, ove possibile, lo stazionamento incustodito delle vetture. Si raccomanda di adottare particolare attenzione e di evitare nel limite del possibile gli assembramenti, specialmente durante i fine settimana e dopo la preghiera del venerdì, e di tenersi costantemente aggiornati sulla situazione di sicurezza nel Paese. 

Come segnalato più sopra, anche a seguito dei recenti accadimenti, si sottolinea che la sicurezza non appare del tutto garantita nemmeno nei grandi hotel di Tripoli, che sono usualmente frequentati da stranieri. 

Si ricorda che a seguito dell’attentato del 12 gennaio 2013, è stata disposta la sospensione temporanea dei servizi del Consolato Generale a Bengasi. Con specifico riguardo a tale città, alla luce del nuovo scenario di sicurezza e considerata la sospensione dell’attività del Consolato Generale, è assolutamente sconsigliata la presenza di connazionali nell’area. 

Le visite a carattere professionale nella capitale e in Tripolitania, se motivate da necessità imperative e indifferibili, devono essere svolte adottando ogni possibile misura prudenziale. Gli alti rischi connessi a ulteriori possibili manifestazioni violente, ancorché non dirette contro cittadini stranieri, inducono a raccomandare estrema cautela negli spostamenti in città, che si invita a limitare quanto più possibile.  Si raccomanda, in particolare, la puntuale programmazione degli incontri e dei movimenti sul territorio, che dovranno essere comunicati in anticipo all’Ambasciata e al Consolato Generale a Tripoli. 

Si registra un forte aumento della criminalità comune a Tripoli: si sono moltiplicati nelle ultime settimane gli episodi di “carjacking” e le rapine ai danni di stranieri. A tale riguardo, si raccomanda di evitare l’uso di taxi individuali. Ove possibile, si raccomanda di effettuare gli spostamenti sul territorio avvalendosi di autisti di fiducia, concordando preventivamente i termini del trasporto. 

Alla luce delle tensioni citate nei paragrafi precedenti con specifico riguardo alla città di Tripoli, è fortemente sconsigliata la partecipazione a fiere ed ad eventi promozionali con ampia partecipazione collettiva, sia a carattere istituzionale che privata. 

Si sottolinea inoltre l’imprescindibilità, per gli operatori economici, di guardare al mercato libico, in questa fase, con un approccio cauto e oggettivo, in particolare con riferimento alla possibilità di acquisire commesse pubbliche. 

Infatti, se da un lato non possono essere taciute le enormi potenzialità che si dischiuderanno allorquando il processo di ricostruzione del Paese avrà avvio, dall’altro non può non sottolinearsi con preoccupazione come, ad oltre due anni dalla Rivoluzione che ha portato al crollo del regime di Gheddafi, detto processo non abbia ancora visto la luce e l’economia pubblica libica perduri in una condizione di stallo, vittima del blocco decisionale e amministrativo che caratterizza l’operato attuale delle istituzioni pubbliche libiche. 

Né può ragionevolmente essere nutrita una speranza di superare detto blocco nel breve periodo, alla luce delle involuzioni politiche e delle tensioni sociali sopra ricordate. 

Appare dunque di assoluta importanza, al fine di non generare aspettative non realizzabili, che gli operatori adottino un approccio di medio-lungo termine nella programmazione del ritorno potenziale degli investimenti per l’ingresso sul mercato libico. 

Sono più in generale assolutamente sconsigliate le visite di natura turistica

Si ricorda che la Libia ha unilateralmente dichiarato, a partire dal 2005, la sussistenza di diritti esclusivi di pesca su un’area di mare estesa fino a 74 miglia dalla propria costa e dalla linea che chiude idealmente il golfo della Sirte. L’applicazione di tali misure si è concretizzata, anche recentemente, nell’intercettazione, sequestro e detenzione dei pescherecci stranieri e dei loro equipaggi da parte delle autorità libiche e delle milizie locali. Sono state parimenti applicate consistenti sanzioni pecuniarie, oltre a provvedimenti di confisca delle attrezzature di pesca e dell’eventuale pescato. 

Si prega di consultare la scheda Paese presente su questo stesso sito per informazioni di maggiore dettaglio sul quadro di sicurezza e su viabilità e trasporti. 

L'Ambasciata d’Italia a Tripoli è stata riaperta il 2 settembre 2011. Dal 1 agosto 2012 gli uffici sono stati ristabiliti presso la sede di Shara Uahran, Dhara, Tripoli. L’Ambasciata può essere contattata scrivendo all’indirizzo di posta elettronica ambasciata.tripoli@esteri.it. I contatti telefonici sono i seguenti: +218.21.3334131/32, +218 21 3331193 (linee fisse), +218.91.3201848 (cellulare di servizio) e +218 213331673 (fax). La cancelleria Consolare dell’Ambasciata è pienamente operativa dal 15 dicembre 2011. Tutti i recapiti sono reperibili consultando il sito web www.constripoli.esteri.it

Si consiglia ai connazionali di registrare i dati relativi al viaggio sul sito www.dovesiamonelmondo.it  

Si ricorda, infine, l’opportunità di consultare la guida predisposta dal Ministero della Salute al presente link, nonché di sottoscrivere – prima della partenza – una assicurazione che copra eventuali spese sanitarie (anche per il rimpatrio o il trasferimento aereo in un altro Paese).




Né i tiranni possono fare affidamento sulla fedeltà dei sudditi. Infatti non si trova in molti una virtù di fedeltà così grande che li trattenga dallo scuotere, avendone la possibilità, il giogo di una servitù indebita. Anzi, secondo l'opinione di molti, non è da reputare contrario alla fedeltà qualsiasi tipo di resistenza alla perfidia del tiranno. Dunque resta che un governo tirannico si regge solo sul timore; perciò i tiranni si sforzano in tutti i modi di essere temuti dai sudditi. Ma il timore è un debole fondamento. Infatti coloro che sono tenuti sottoposti per mezzo del timore, se si offre l'occasione in cui possono sperare l'impunità, insorgono contro i loro capi con tanto maggior ardore quanto più contro la propria volontà erano trattenuti soltanto dal timore: come fa l'acqua, la quale, se viene chiusa con forza, appena trova uno sbocco irrompe con maggior impeto. E Io stesso timore non è senza pericolo, poiché molti per il troppo timore cadono nella disperazione. La disperazione della salvezza poi spinge a tentare audacemente qualunque cosa. Dunque il dominio del tiranno non può durare a lungo.

Trattato dei governi





Ora anche gli Usa si accorgono che la Libia è diventata una «Woodstock del terrorismo»

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Maggio 7, 2014 Redazione
Nel Paese dominano caos e disoccupazione, terreno migliore per i rifugi delle frange jihadiste. Le paure dell’intelligence americana, che vede il paese trasformato in un «hub per chi vuole fare il jihad
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Scontri in Libia, decine di morti. Impiccati tre agenti ad Al Bayda

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Libia: Cirenaica sempre contro Tripoli

ANSA.it - ‎08/mag/2014‎


(ANSA) - TRIPOLI, 8 MAG - Il gruppo separatista dell'est libico non contratterà con il nuovo premier Ahmed Mitig per la riapertura di due dei maggiori terminal libici, Sidra e Ras Lanuf, occupati dalla fine di luglio. Lo ha riferito Abdo Rabbo Al ..


GOOGLE NEWS - CIRENAICA

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Cirenaica

Libia: Cirenaica sempre contro Tripoli

ANSA.it - ‎08/mag/2014‎

Lo ha riferito Abdo Rabbo Al Barassi, primo ministro dell'autoproclamo governo della Cirenaica in un intervento televisivo. Il movimento ha inoltre detto di non voler scendere a patti con Mitig, secondo loro salito al potere illegalmente domenica scorsa.

Libia: ribelli della Cirenaica riaprono terminal ma non fermano la lotta

Europae - ‎21/apr/2014‎

Che in Libia la situazione sia lontana dalla normalità è ormai risaputo. Meno noto è invece ciò che accade in Cirenaica, territorio da cui ancora una volta provengono le minacce alla stabilità ed allo status quo libico del post-Gheddafi. Questo ...




GOOGLE NEWS - BEIDA

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Beida

Copertura live

Bengasi nel caos: scontri e attacchi aerei

Babylonpost - ‎16/mag/2014‎

Altri scontri sono in corso a Derna, Beida e Shirte. Le fonti affermano che è molto presto per valutare l'esatta natura e la motivazione degli ultimi attacchi, ma sembra plausibile che le forze Haftar stiano tentando un colpo di Stato all'interno della ...

Prévue dimanche, cette marche sera précédée de trois rassemblements dans trois lieux différents, d'abord dans la commune voisine de Aïn El Beida, hier soir, à Souk Essebt en plein centre-ville, aujourd'hui, et enfin, retour au fief de la CNDDC à ...



GOOGLE NEWS - LIBIA

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  • Libia: carri armati di Haftar entrano a Tripoli, a Bengasi decine di morti




















Guerra civile libica
La guerra civile libica è un conflitto in corso nel paese nordafricano e che vede opposte le forze lealiste di Mu'ammar Gheddafi e quelle dei rivoltosi, riunite nel Consiglio nazionale ad interim di transizione.
La Libia, dopo aver vissuto una prima fase di insurrezione popolare anche nota come rivoluzione del 17 febbraio, a seguito di quanto avvenuto in quasi tutto il mondo arabo (e specialmente in Tunisia ed in Egitto), ha conosciuto in poche settimane lo sbocco della rivolta in conflitto civile.[20]La sommossa libica, in particolare, si è innescata dal desiderio di rinnovamento politico contro il regime quarantennale del presidente della Jamāhīriyya Muʿammar Gheddafi, salito al potere il 1º settembre1969 dopo un colpo  di stato che condusse alla caduta della monarchia filo-occidentale del re Idris.
Dopo quasi un mese di scontro il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha deciso, con la risoluzione 1973, di istituire una no-fly zone sulla Libia a protezione della popolazione civile, legittimando l'intervento militare ad opera di diversi paesi avviato il 19 marzo 2011.
Contesto
Cause dell'insurrezione
a rivolta libica ha risentito dell'"effetto domino" delle rivolte nei paesi vicini, in quanto, complice anche l'utilizzo da parte delle giovani generazioni di mezzi di informazione come internet (più difficilmente controllabili dalla censura dei regimi), le notizie degli avvenimenti in Tunisia e Egitto sono riuscite a superare la storica riluttanza ad accettare forme di dissenso della popolazione.[21]La causa del carovita non è apparsa l'elemento scatenante della rivolta, al contrario degli altri stati coinvolti nella protesta nei quali il fattore di innesco è risultato per molti aspetti l'aumento del livello dei prezzi dei generi alimentari.[22][23] Il reddito procapite della popolazione, inoltre, è attestato a 11.307 dollari l’anno, un parametro più elevato rispetto agli altri stati del Maghreb (cinque volte superiore a quello egiziano).[24] Il petrolio, invece, risorsa della quale il paese è il primo possessore africano, seguito da Algeria e Nigeria, costituisce la risorsa più importante del paese e principale fonte di ricchezza.[22][24][25] A dispetto, tuttavia, delle condizioni economiche, il contagio della rivolta nordafricana e vicino-orientalesi è rivelato inevitabile, contrariamente a quanto sostenuto da diversi analisti secondo i quali la Jamāhīriyya non sarebbe stata interessata dai movimenti di piazza o, nella peggiore delle ipotesi, da incidenti e scenari di torbidi.[26]
Gheddafi, prima dello scoppio della rivoluzione, poteva fare assegnamento su alcuni elementi basilari del potere nel paese: una ingente politica di sussidi statali, il massiccio ricorso alla repressione del dissenso e la tacita intesa con le tribù più refrattarie al suo potere.[27] Il regime tuttavia non aveva posto rimedio al grosso nodo della disoccupazione, che colpisce il 30% dei cittadini, soprattutto donne e giovani.[28]Né gli accordi con le imprese straniere, né i piani infrastrutturali, inseriti all'interno di un più ampio progetto di riforma dell'economia avviata nel paese dal 2000 (in coincidenza con la fine delle sanzioni), hanno potuto porre rimedio a questa piaga.[29]Il fallimento dei progetti di sviluppo e di liberalizzazione, il crescente malcontento, reso più intenso dall'arrivo in massa di immigrati dall'Africa subsahariana, aveva creato un quadro di tensione esplosiva nel paese.[30]
La censura e il controllo serrato dell'informazione, insieme alla dissimulazione delle diseguaglianze del paese, abilmente oscurate dai proclami di Gheddafi contro l'imperialismo occidentale, hanno costituito, negli ultimi anni, un potente freno contro l'insorgere di sentimenti eversivi nella popolazione libica.[31]
La struttura di potere del Colonnello
La genesi e l'evoluzione del moto di protesta e della susseguente repressione hanno risentito della forte divisione interna alla Libia. Ad accentuare gli effetti della recrudescenza della sollevazione, infatti, sono risultati non secondari la frammentazione del paese tra tribù (se ne contano 140, tra cui 30 le maggiori), talvolta ostili all'unità della nazione, nonché lo iato molto forte tra la parte tripolitana e del Fezzan, fedeli al leader, e quella cirenaica, "storico focolare dell'opposizione al regime di Gheddafi".[32][26] Il peso delle divisioni tribali non è stato, ciononostante, l'unico fattore coagulante del moto rivoltoso. A Tripoli, dove la maggioranza della popolazione non si identifica in nessuna tribù, come in altre parti della Libia, l'indignazione popolare è stata la principale leva della rivoluzione.[33]
Dopo la conquista dell'indipendenza nel 1951 e gli incarichi di controllo amministrativo attribuiti dalla monarchia alle varie tribù, queste ultime si conquistarono ruoli di primo piano all'interno della politica libica.[34] Successivamente, con la presa del potere da parte di Gheddafi, uno dei primi passi del consolidamento del regime fu la sottrazione del potere che la monarchia aveva demandato ai clan. L'impostazione ideologica del dittatore, inoltre, imponeva il passaggio dalla sclerosi di una società fossilizzata nelle tradizioni e nei riti clanici, alla nuova età del socialismo reale che, attraverso la "dittatura delle masse" (Jamāhīriyya), conducesse al superamento dell'intermediazione dei partiti e delle tribù per assegnare al popolo (sebbene solo virtualmente) il potere decisionale.[34]Successivamente il colonnello raggiunse delle intese con i clan, tali per cui rimediò alla sfaldatura del paese lungo linee di demarcazione tribali attraverso la cooptazione dei vertici dei clan.[35]
Nel corso della rivolta contro Gheddafi sono stati i clan ad essersi sollevati, a differenza di quanto avvenuto durante l'insurrezione in Egitto, dove l'apporto dei giovani intellettuali assieme alla classe operaia nel sostenere la fine del regime di Hosni Mubarak è apparso più incisivo e pressante di quanto non sia avvenuto nella sedizione libica.[36]Né l'esercito ha giocato un ruolo chiave come nel vicino Egitto, in quanto esso qui si è diviso tra la solidarietà ai rivoltosi e la fedeltà al regime.[36] Alle divisioni di natura etnica, si aggiungono quelle ideologiche tra gli oppositori del regime e i "rivoluzionari", eredi degli artefici della rivoluzione del 1969, organizzati nei "comitati". Costoro, che costituiscono la componente più vicina al rais, sono osservanti del libro verde del colonnello e si incaricano della "diffusione del pensiero jamahiriano nel mondo".[36] All'interno degli stessi comitati tuttavia si segnala una frangia più moderata, vicina alle posizioni riformiste di uno dei figli di Gheddafi, Sayf al-Islam. Accanto ai fedelissimi del regime e ai riformisti una terza componente precipua della consorteria al comando della Libia è rappresentata dai tecnocrati, gruppo elitario che cura gli interessi economici e finanziari del paese e che interagisce con le multinazionali estere nella gestione delle risorse naturali.[36]
 La rivolta
Primi scontri
La scintilla della rivolta è stata l'invito alla sollevazione diffuso sulla rete dai blogger, in concomitanza con le recenti manifestazioni in corso nel mondo arabo, per il giorno 17 febbraio. I giovani libici hanno aderito in gran numero a questo invito. Le proteste hanno avuto come primo focolaio Bengasi, quando, nel pomeriggio del 16 febbraio, numerosi manifestanti si sono radunati per protestare contro l'arresto di un avvocato e attivista dei diritti umani, rappresentante legale delle famiglie vittime del massacro operato nel 1996 dal regime nel carcere di Abū Sālim, nei dintorni di Tripoli, in occasione del quale sarebbero periti 1.200 carcerati.[37][38] In tutto il Paese, nel frattempo, secondo i media ufficiali, si tengono manifestazioni a sostegno del governo del leader Mu'ammar Gheddafi.[39]
Di 2 morti e decine di feriti sarebbe il bilancio delle vittime a Bengasi, dove le forze dell'ordine fanno ricorso a armi da fuoco per disperdere i rivoltosi.[40]
Il risultato degli scontri a Beyḍa, terza città libica, tra manifestanti antigovernativi e polizia è invece di almeno 9 morti (secondo altri di 13), in occasione dei quali la reazione delle forze di sicurezza libica, sarebbe stata molto dura, mentre il direttore dell'ospedale al-Yala di Bengasi, dove scontri si sono registrati nella notte e per tutta la mattina, ʿAbd al-Karīm Jubaylī, riferisce che "38 persone sono state ricoverate per ferite leggere" in seguito agli incidenti nella città.[41][42][43]
 La "giornata della collera"
Il 17 febbraio altre 6 persone rimangono uccise in accesi conflitti a Bengasi. I siti di opposizione al-Yawm (Oggi) e al-Manāra (Il Minareto, il Faro) parlano di almeno sei morti e 35 feriti. Testimoni riferiscono che sarebbero avvenute vere e proprie esecuzioni da parte delle forze di polizia.[44]Nella stessa giornata del 17 febbraio, in occasione della quale viene proclamata la "Giornata della collera", milizie giunte da Tripoli a Beida, nell'est della Libia, secondo l'organizzazione Human Rights Solidarity, colpiscono i manifestanti causando almeno 15 morti e numerosi feriti.[45] La repressione violenta attuata in risposta dal regime è stata percepita più che come una minaccia, come un ulteriore incentivo all'incremento  delle agitazioni,.[31] Dalle uccisioni grazie altresì al ruolo di incitamento svolto dalle reti arabe come Al Jazeera e Al Arabiya nel propagare notizie, in alcuni casi rivelatesi notevolmente amplificate, su massacri messi in atto dalla polizia intervenuta per sedare le manifestazioni dei civili hanno quasi subito preso le distanze alcune tribù e interi reparti dell'esercito, passati successivamente dalla parte dei rivoltosi. Così facendo tutti saranno contro tutti.(circa 20.000 soldati).[46]
Battaglie a Beida e Bengasi
Il 18 febbraio gli scontri proseguono mentre il bilancio delle vittime viene aggiornato a 24 morti e decine di feriti, secondo Human Rights Watch.[47] La città di Beyḍa, secondo quanto dichiarato da Giumma el-Omami del gruppo "Libyan Human Rights Solidarity", sopraffatte le forze di sicurezza, cade sotto il controllo dei manifestanti. Lo stesso 18 febbraio la conta dei morti nel corso della "giornata della collera" sale a cinquanta, secondo fonti dell'opposizione, che nella medesima giornata ha condotto per le strade migliaia di manifestanti contro il regime di Mu'ammar Gheddafi in almeno otto città libiche, secondo l'agenzia Misna.[48] Quando le forze di opposizione prendono il controllo dell'aeroporto di Bengasi, l'edizione online del quotidiano Oea, vicino a Sayf al-Islam, uno dei figli del colonnello Gheddafi, riporta la notizia che tre mercenari assoldati per reprimere le proteste sono stati impiccati durante le sommosse contro il regime a Beida.[48]

Evasioni dalle carceri e rivolte nei penitenziari si registrano a Tripoli e Bengasi. Numerosi prigionieri evadono nella mattinata del 18 febbraio dalla prigione al-Kuifiya a Bengasi, a seguito di una rivolta, mentre sei detenuti rimangono uccisi dalla Polizia libica nella repressione di una ribellione nel carcere di Jadayda a Tripoli.[49][50]




Civili festeggiano l'insurrezione di Bengasi su un carro armato strappato all'esercito.
Secondo il giornale online Oea, le città di Bengasi e Derna, nelle quali ci sono stati in totale 27 morti, vengono occupate dai rivoltosi e l'esercito riceve l'ordine di lasciare le località. I familiari di Gheddafi intanto, abbandonata Beyḍa, si dirigono a Sebha, dove secondo fonti non accertate sarebbero decedute 14 persone nei passati giorni di proteste.[51]
In totale dall'inizio delle proteste secondo Amnesty International sono 46 le persone rimaste uccise per mano delle forze libiche.[52]
Mentre il bilancio dei morti sale a 84 il 19 febbraio, secondo stime dell'organizzazione per i diritti umani Human Rights Watch, le proteste si allargano a coinvolgere l'intero paese in base a quello riportato dall'emittente Al Jazeera.[53][54] Nelle stesse ore le rivolte si intensificano anche nella vicina Algeria, in Bahrein e Kuwait. Molti dei decessi registrati in Libia sarebbero concentrati nella sola città di Bengasi, città tradizionalmente poco fedele al leader libico e più influenzata dalla confraternita islamica della Senussia. L'intera Cirenaica risulta in stato di fermento più che nel resto del paese, in cui Gheddafi ha saputo cementare negli anni un consenso più diffuso. La rete internet inoltre risulta nella stessa giornata disattivata in tutto il paese.[54]
Uno dei figli del dittatore libico, Saʿd Gheddafi, rimane assediato a Bengasi da manifestanti che intendono trarlo in arresto.[55] Saad, e altri uomini fedeli al colonnello, riescono tuttavia a fuggire dall'albergo nel quale erano prigionieri, ma restano ancora bloccati nella città.[56]Per liberare Saʿd Gheddafi, il governo invia un commando composto da 1500 uomini della sicurezza guidati del genero del leader libico, ʿAbd Allah Senussi.[56]
Al Jazeera riferisce che, in serata, le guardie del colonnello aprono il fuoco contro un corteo funebre a Bengasi, uccidendo circa quindici persone.[57]
 Il ricorso ai mercenari stranieri
Il giorno dopo gli accesi scontri a Bengasi, dove mercenari di origine africana reclutati dal regime per soffocare la rivolta hanno aperto il fuoco contro i manifestanti, il numero dei morti nella città rivoltosa, secondo fonti citate dal quotidiano libico Quryna, si attesta intorno alle 24 persone.[58] Secondo altre fonti, non ufficiali, riportate da Al Jazeera, la conta sarebbe di molto superiore, con 250 morti causati dalla repressione attuata nella sola Bengasi.[59][60] I mercenari sono in larga parte miliziani arrivati in Libia attraverso il Ciad dalla regione occidentale del Sudan, già distintisi per le atrocità compiute in Darfur nel corso dell'omonima guerra.[61] La repressione è affidata anche a mercenari serbi, ex componenti dei "Berretti Rossi", il corpo istituito dal leader serbo Slobodan Milošević, con legami con la Legione straniera.[61] Le milizie ricevono 30.000 dollari per ogni giorno di combattimenti al fianco del regime e 10.000-12.000 per ogni manifestante ucciso.[62] Successivamente, altre stime, riportate dal giornale Daily Telegraph, valuteranno in 10.000 dollari il compenso pro capite per l'esercizio di due mesi di attività di guerra al fianco del regime.[63]
Il reperimento delle informazioni e il riscontro agli echi degli eventi che giungono dal paese risulta molto difficoltoso a causa del blocco posto dalle autorità alla rete internet.[64] In serata il bilancio delle vittime aumenta, giungendo a lambire le 300 vittime, quando si registrano ancora scontri nella città di Bengasi, dove il ricorso a soldati prezzolati africani ha provocato un numero molto elevato di morti.[65] La città principale della Cirenaica è contesa tra rivoltosi e esercito regolare che in seguito sarà costretto al ripiegamento. Il sito informativo libico "Libiya al-Yawm" (Libia oggi) denuncia che "i militari inviati dal regime libico per reprimere i manifestanti di Bengasi stanno usando in queste ore armi pesanti contro le persone riunite davanti al tribunale cittadino" come razzi Rpg e armi anti-carro.[65]
 I disordini si allargano a Tripoli
Il 21 febbraio la rivolta si allarga anche a Tripoli, centro nevralgico del potere del dittatore libico Gheddafi. Nella capitale, in seguito a violenti scontri, viene dato fuoco anche alla sede della televisione di stato, a stazioni di polizia e a diversi edifici pubblici.[66]
Mentre nella città principale della Libia si raccolgono un milione di persone e incidenti furiosi si verificano con la polizia che continua illegittimamente a fare fuoco sui rivoltosi, caccia militari dell'aviazione libica ricevono l'ordine di effettuare dei raid contro i manifestanti che provocano, secondo alcune stime, 250 morti nella sola Tripoli.[67][68]Il ministro della giustizia si dimette per protesta contro le violenze indiscriminate, mentre non si hanno notizie certe su dove si trovi realmente Gheddafi, che il ministro degli esteri britannico William Hague, a margine del vertice dell'Unione europea in corso a Bruxelles, ha dato per fuggito in Venezuela.[68][69] Il vice-ambasciatore libico presso le Nazioni Unite richiede un intervento internazionale contro quello che definisce "un genocidio" perpetrato dal regime di Gheddafi contro il popolo libico.[70]
 Defezioni da parte delle tribù e dell'esercito
Nella notte Gheddafi appare in televisione in un filmato di appena 22 secondi per smentire le voci sulla sua partenza.[71] Crescono intanto le divisioni in seno alle istituzioni e all'apparato militare, sempre più lacerati tra lealisti e favorevoli a un colpo di mano contro il colonnello.[71] Eni chiude intanto il gasdotto Greenstream, che trasporta dalla Libia alla Sicilia un grosso quantitativo di gas naturale. L'Aviazione esegue nuovi attacchi dal cielo contro gli insorti nelle strade.[72]
Mentre le forze di opposizione mantengono il controllo delle città orientali del paese, forze di sicurezza fedeli al colonnello nelle strade della capitale mantengono il controllo del territorio. Oltre alle città principali della Cirenaica, Bengasi e Sirte, città natale del colonnello, anche larga parte del sud del paese finisce in mano agli insorti. Alcune delle principali comunità tribali del paese (tra cui Tebu, Tuareg, Zawiya e Warfalla), componenti fondamentali della società libica e fattori di instabilità dell'unità della nazione (che il dittatore libico ha saputo tenere a bada nei decenni), dichiarano che combatteranno al fianco dei civili per cacciare Gheddafi.[73][32] Per Angelo Del Boca, storico del colonialismo italiano, "se in Tripolitania queste tribù si associano alla rivolta, la fine è vicina".
In un lungo discorso alla nazione, Gheddafi, stringendo in mano il libro verde, elencante i principi del credo politico del colonnello, annuncia con veemenza che "chi attacca la costituzione merita la pena di morte, la meritano tutti coloro che cercano attraverso la forza o attraverso qualsiasi mezzo illegale di cambiare la forma di governo" e prosegue dicendo che "non ho dato l’ordine di sparare sulla gente, ma se sarà necessario lo farò e bruceremo tutto".[74] Il ministro francese per gli Affari europei Laurent Wauquiez definisce il discorso televisivo tenuto dal leader libico "spaventoso" per "la violenza usata nelle sue parole" e per "la mancanza totale di una prospettiva politica".[75] Il dittatore conferma di trovarsi a Tripoli e attacca i servizi segreti degli stati esteri con riferimento all'intelligence USA, ritenuta dal regime spalleggiatrice della rivolta; lancia strali anche contro l'Italia, primo partner commerciale, accusata di aver fornito dei razzi (non meglio specificati e senza prove documentali) ai manifestanti.[76] Giunge però la smentita del ministro degli Esteri italiano Franco Frattini, che definisce l'affermazione del colonnello una "purissima falsità che lascia sgomenti e sbigottiti".[77]
 Gli scontri si concentrano nell'ovest
Altre città dell'est del paese e ormai anche della Tripolitania, compresi grossi centri come Misurata e Tobruk, finiscono sotto il controllo dei rivoltosi e non si avverte la presenza di forze di sicurezza, già in via di ripiegamento.[78][79][80] Numerose migliaia di stranieri abbandonano in fretta il paese soccorsi dai mezzi degli Stati di appartenenza.[80] Citando un membro della Corte Penale Internazionale, Al Arabiya attraverso Twitter riferisce che sono almeno 10.000 le uccisioni e 50.000 i ferimenti avvenuti in una settimana di guerra civile.[80]
Si moltiplicano intanto i casi di insubordinazione da parte dei militari, segno di una sempre più incalzante perdita di potere di Gheddafi: due caccia del tipo Sukhoi Su-22sono stati fatti precipitare dopo che i piloti, eiettandosi fuori dal velivolo prima che venisse distrutto, rifiutano l'ordine di bombardare Bengasi; due navi alle quali era stato dato l'ordine di bombardare la città insorta non eseguono gli ordini e si rifugiano in acque maltesi.[81]Nello stesso giorno Malta rifiuta l'atterraggio all'aeroporto di Luqadi un ATR 42della Libyan Airlines con 42 persone a bordo, tra cui ʿĀʾisha Gheddafi, figlia del dittatore, con la motivazione di "non creare un precedente"; il governo del Libano, inoltre, sostiene che la notte tra il 20 e il 21 febbraio sono pervenute altre richieste di asilo dalla famiglia Gheddafi, anch'esse rifiutate.[82]
 Prima controffensiva del regime
Mentre le forze dei rivoltosi controllano ancora buona parte del paese (al-Saʿadī Gheddafi, secondogenito del colonnello, assicura invece che il regime controlla ancora l'85% del paese), giungendo ad assumere anche il controllo di Zuara, città ad appena un centinaio di chilometri ad ovest di Tripoli, l'esercito di mercenari al soldo di Gheddafi, insieme a pezzi delle forze armate ancora fedeli al rais, lancia l'offensiva contro al-Zawiya, roccaforte filo-governativa a 40 chilometri dalla capitale.[83][84][85] Anche Misurata è presa di mira dalle forze lealiste che fanno ricorso massiccio ad armi pesanti e al supporto dall'aviazione militare.[84] Nel frattempo l'organizzazione di "Al-Qa'ida nel Maghreb islamico" interviene con un messaggio in sostegno alla rivolta del popolo libico, affermando: "Gheddafi è un assassino, sosteniamo la rivolta degli uomini liberi, nipoti di Omar al-Mukhtar".[84]
Dopo gli aumenti del prezzo del petrolio dei giorni precedenti, il costo del greggio continua la sua salita, sospinta dall'incertezza e dalla caoticità della situazione nella regione nordafricana e in Vicino Oriente.[85] Il Fondo Monetario Internazionale, oltretutto, rivede al rialzo le stime sui prezzi del petrolio per l'anno 2011.[85]
Gheddafi tiene un nuovo discorso via telefono alla nazione. Il dittatore, ormai isolato e chiuso in un bunker sotterraneo a Tripoli accerchiato da pochi fedelissimi, accusa Bin Laden di "traviare i giovani" e afferma che il leader di al-Qāʿida "ha distribuito stupefacenti agli abitanti di al-Zāwiya per farli combattere contro il paese".[86] Gheddafi minaccia anche di chiudere i pozzi petroliferi, paventando l'abbassamento dei "salari e degli altri redditi".[87] Le città di al-Zawiya e Misurata, oggetto della controffensiva del regime in mattinata, sono al centro di aspri conflitti tra truppe ancora fedeli al rais e forze ribelli. A Sebha, nel sud del paese, e a Sabratha, vicino Tripoli, si registrano combattimenti che vedono gli uomini del colonnello sempre più incapaci di rintuzzare l'ondata dei rivoltosi.[87]
All'interno della comunità internazionale si affaccia l'ipotesi di un intervento militare a carattere umanitario da parte della Nato, poi smentita dal segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen, al termine dei colloqui avuti a Kiev con il presidente ucraino Viktor Yanukovych[88] L'intervento di Rasmussen arriva dopo che il leader cubano Fidel Castro aveva accusato gli Stati Uniti e le Nazioni Unite di essere pronti a invadere il paese nordafricano per difendere i propri interessi petroliferi.
 
 I rivoltosi raggiungono i dintorni di Tripoli
Alla mattina del 25 febbraio, le forze dei rivoltosi conquistano definitivamente la città di Misurata.[89]Successivamente, i rivoltosi iniziano la battaglia per Tripoli, di cui, nel pomeriggio, riescono a conquistare l'aeroporto.[89]Quando la morsa si fa più stretta sulla capitale, dove il colonnello rimane asserragliato nel suo bunker insieme ad alcuni figli, Sayf al-Islam, secondogenito del rais, riferisce in un'intervista televisiva che "il piano A è di vivere e morire in Libia, il piano B è di vivere e morire in Libia, il piano C è di vivere e morire in Libia".[89]
Mentre nell'est del paese si festeggia il primo venerdì di preghiera a Bengasi, libera dopo oltre quarant'anni dal controllo del regime e governata da un comitato di giudici e avvocati, prosegue l'emorragia di membri dell'establishment che abbandonano il dittatore: anche il procuratore generale e uno dei più stretti collaboratori del colonnello, Ahmed Kadhaf al-Dam, si uniscono agli insorti.[90][89]Anche il più giovane dei figli di Muʿammar Gheddafi, Sayf al-ʿArab, si unisce alla rivolta.[91]
Verso sera, Muʿammar Gheddafi arringa la folla riunita alla piazza Verde di Tripoli, esortandola a prepararsi a combattere per difendere la Libia e preannunciando di essere in procinto di mettere a disposizione del popolo i depositi di armi. Il colonnello incita la gente che ancora lo sostiene affermando che è stata "la rivoluzione ad aver piegato il regno d'Italia in Libia".[92]
Secondo il sito israelianoDebkafile, centinaia di consulenti militari statunitensi, britannici e francesi, inclusi agenti dei rispettivi servizi segreti, raggiungono la Cirenaica per aiutare i rivoltosi.[91]I consulenti, sbarcati a Bengasi e Tobruk, hanno lo scopo di organizzare i rivoltosi in unità paramilitari, addestrandoli all'uso delle armi, di preparare l'arrivo di altre unità militari e di aiutare i comitati rivoluzionari a stabilire infrastrutture governative.[91]
Secondo quanto riferisce la tv satellitare al Arabiya presente ad al-Zawiy ai rivoltosi sono ormai in pieno controllo del centro della cittadina, situata nella zona occidentale della Libia, tuttavia le forze fedeli a Gheddafi la circondano ancora. Esponenti dell'opposizione libica presenti a Bengasi annunciano il 27 febbraio la nascita di un Consiglio Nazionale Libico, che coordinerà le attività dei gruppi di rivoltosi e governerà le aree della Libia liberate dal regime di Mu'ammar Gheddafi.[93]
Il 28 febbraio, il colonnello Rashīd Rajab, che ha defezionato dal regime con il suo reggimento, riferisce alla stampa che sono in corso preparativi per lanciare l'attacco sulla capitale libica e che i militari e le forze dei rivoltosi dispongono di tutto l'equipaggiamento necessario, blindati e sistemi antiaerei, per sostenere un'offensiva.[94]Il colonnello conferma anche che gran parte della zona orientale fino al confine con l’Egitto è in mano ai rivoltosi.
La notte del 1º marzo, a Misurata, secondo un portavoce dei "Giovani della rivoluzione del 17 febbraio", diverse persone rimangono uccise dopo che forze fedeli a Gheddafi aprono il fuoco su un veicolo di civili.[95]Il regime intanto, che rafforza il confine con la Tunisia attuando posti di blocco per garantirsi uno sbocco per la fornitura di armi e uomini, all'inizio di marzo continua a mantenere il controllo della capitale e del circondario di Tripoli, mentre nel resto del paese non detiene più alcuna autorità e perde anche la gestione dei principali campi petroliferi libici, oltreché dei maggiori giacimenti di gas e petrolio in corso di sfruttamento.[9
Nuova controffensiva del regime
Forze fedeli al leader libico, all'interno del quadro di un progetto di recupero dell'egemonia in Cirenaica, il 2 marzo riprendono il controllo, sebbene solo per un breve periodo, di Marsa Brega, città dell'est della Libia.[98][99]
Controffensive alle città prese dai rivoltosi da parte dei sostenitori del regime si prolungano per tutta la giornata del 2 marzo nelle città di Marsa el-Brega (al centro per tutto il giorno di aspri scontri) e ad Aǧdābya, con l'utilizzo di mezzi pesanti tra cui carri armati e caccia bombardieri. Il regime fa ricorso anche ai bombardamenti per riprendere la città di Brega, 700 km a est di Tripoli, zona di impianti petrolchimici. I rivoltosi, esposti soprattutto agli attacchi dall'alto richiedono l'aiuto della comunità internazionale e l'istituzione di una no fly zone per impedire agli aerei del regime di alzarsi in volo.[100][101][102]



Rivoltosi libici con la bandiera del Consiglio nazionale di transizione

Il 3 marzo si diffonde la notizia di una trattativa di pace avviata attraverso la mediazione e l'iniziativa di Hugo Chavez. Gheddafi si dice favorevole al piano, mentre il Segretario generale della Lega araba, ʿAmr Mūsā, afferma di prendere in esame la proposta.[103] Mustafa Gheryani, portavoce del Consiglio nazionale, declina però ogni proposta di trattativa.[104]




Profughi provenienti dalla Libia ammassati al confine tunisino

I rivoltosi, intanto, respingono definitivamente l'attacco lealista al terminal petrolifero di Brega, mentre il leader libico invia minacce alle potenze straniere sul fatto che si rischierebbe un nuovo Vietnam qualora si verificasse un intervento Nato a supporto dei sediziosi.[103] Ai confini con la Tunisia, nel frattempo, da giorni si accalcano migliaia di persone, in gran parte profughi e gente in fuga dalle violenze, in attesa di poter varcare il confine.[105]Secondo alcune cifre, si tratterebbe di 60.000 persone. In Europa, e in Italia soprattutto, si teme l'arrivo in massa di rifugiati di nazionalità tunisina e egiziana per la maggior parte già presenti in Libia.[105] Per prevenire tale eventualità il governo italiano avvia una missione umanitaria in Tunisia inviandovi Croce Rossa, Protezione civile e Vigili del fuoco (protetti da militari), che allestiscono un campo profughi per dare assistenza a coloro che scappano dal territorio libico.[105]
Il 4 marzo, forze fedeli al colonnello Mu'ammar Gheddafi riconquistano al-Zāwiya, città situata in posizione strategica ad appena 50 chilometri di Tripoli, anche se sacche di resistenza resistono nella città. Si continuano a registrare bombardamenti presso la base militare di Aǧdābya in mano ai rivoltosi, che nel frattempo riconquistano lo scalo aereo di Ra's Lanuf, uno dei principali centri petroliferi del paese.[106][107][108][109] In un distretto di Tripoli, intanto, l'esercito spara contro una folla di contestatori, mentre in altre parti della capitale avvengono scontri fra manifestanti fedeli e contrari a Gheddafi. Secondo Al Jazeera, nella giornata del 4 marzo si contano almeno 50 vittime in tutto il paese.[110]
Il 5 marzo, l'esercito di Gheddafi sferra l'ennesimo attacco alla città di al-Zāwiya, ricorrendo a carri armati e mortai, mentre i rivoltosi continuano l'avanzata verso ovest e, dopo aver conquistato il piccolo agglomerato costiero di Bin Jawad, puntano verso Sirte, città natale del leader libico.[111][112] Il giorno successivo prosegue la battaglia ad al-Zāwiya: i governativi, dopo aver bombardato con i mortai il centro cittadino, entrano al mattino nella città appoggiati dai blindati, provocando un alto numero di uccisioni che, secondo alcune fonti, sarebbero 200. L'esercito riconquista anche la zona attorno Bin Jawad, rimasta scarsamente presidiata dalle forze rivoluzionarie. Nelle stesse ore la televisione di stato dirama la notizia di un accordo per la fine delle ostilità, raggiunto nella notte tra Gheddafi e i capi di alcune tribù, poi rivelatosi fasullo.[113][114][115][116]
Ra's Lanuf è di nuovo al centro degli attacchi aerei e terrestri dell'esercito e dell'aviazione al servizio del regime che conduce una massiccia offensiva nell'est del paese per strapparlo al controllo dei rivoltosi.[117][118] Bombardamenti si verificano anche ad Aǧdābiya, una delle principali località della Cirenaica in mano ai rivoltosi.[119] L'8 marzo al-Zāwiya è di nuovo attaccata dalle forze armate rimaste fedeli al colonnello Gheddafi, mentre Raʾs Lanuf in mattinata è raggiunta da quattro raid aerei e al-Zintan è posta sotto assedio dai governativi. A Bin Jawad intanto la popolazione è alle prese con le conseguenze della battaglia dei giorni precedenti. In totale, secondo stime delle organizzazioni umanitarie, 200.000 persone sono state obbligate a mettersi in salvo dalle violenze.[120][121]
 Proposta di via d'uscita a Gheddafi
L'8 marzoi rivoltosi propongono a Gheddafi di lasciare il potere entro 72 ore in cambio dell'improcedibilità al processo che potrebbe vedere il dittatore imputato per crimini contro l'umanità.[122] Il giorno dopo, mentre Gheddafi interviene sulla tv nazionale paventando un allargamento del caos "a tutta la regione, fino a Israele, qualora l'organizzazione terroristica di Bin Laden dovesse conquistare la Libia", al-Zawiya capitola di fronte all'imponente schieramento di forze governative, che entrano nella città impiegando una cinquantina di carri armati. A Misurata, invece, l'esercito di Gheddafi avanza, ma i rivoltosi oppongono una forte resistenza; a Ras Lanuf e Bin Jawadla battaglia infuria ancora.[123][124]Nel corso dei bombardamenti a Ras Lanuf vengono colpiti i depositi di greggio, mentre la raffineria di Zawiya chiude per l'intensificarsi della battaglia.[125]Dallo scoppio della rivolta in Libia la produzione petrolifera si riduce a meno di un terzo, dai precedenti 1,6 milioni di barili al giorno a 500.000.[126]


Ripiegamento dei rivoltosi e arretramento del fronte


Situazione del fronte di guerra al 30 marzo: tra Marsa El Brega e Ras Lanuf si combatte per l'avanzata verso il territorio nemico.

Per la prima volta dall'esplosione della rivolta il fronte dei rivoltosi si ritira e cede terreno all'esercito governativo. Le truppe di Gheddafi conquistano nuovamente Zawiya, mentre avanzano sempre più risolutamente verso Ras Lanuf, dal cui controllo dipende la generale tenuta del baluardo anti governativo.[127][128] Il 10 marzo le forze aeree governative bombardano la città di Brega e le postazioni degli insorti situate nella città petrolifera di Ras Lanuf.[129] Il 15 marzo le brigate fedeli a Mu'ammar Gheddafi entrano in mattinata nel centro della città di Zuwara, in Tripolitania, a pochi chilometri dal confine con la Tunisia, mentre raid aerei dei caccia libici vengono eseguiti in contemporanea su Aǧdābya, nella Cirenaica, e combattimenti continuano a svolgersi a Brega.[130][131]
Il 17 marzo la zona dell'aeroporto di Bengasi, capitale della rivolta, è soggetta ad attacchi aerei, mentre continui bombardamenti aerei avvengono anche su Agedabia (Aǧdābya). Il fronte delle forze fedeli a Gheddafi guadagna un significativo vantaggio e si appresta a sferrare l'attacco decisivo su Misurata e la stessa Bengasi, unici grossi centri ancora nelle mani dei rivoluzionari.[132]Il 18 marzo Misurata è oggetto di pesanti bombardamenti da parte dell'aviazione libica.[133]
Lo stesso giorno al-Zintān e Nalut, in Tripolitania, tra le prime ad essere state occupate dai rivoltosi il mese precedente, finiscono nella mani di Gheddafi.[134] Al Arabiya annuncia nelle stesse ore che carri armati di Mu'ammar Gheddafi avanzano verso il centro di Misurata.[135] Nonostante la dichiarazione di "cessate il fuoco", seguita alla decisione dell'intervento armato ai danni di Gheddafi da parte dell'Onu, le forze del colonnello riprendono gli attacchi contro i rivoltosi a Misurata, mentre anche ad al-Zintan e Arrujban, nella zona di Jebel Akhdar, a sud di Tripoli, vengono operati indebiti attacchi dal cielo.[136]
Durante il mese di aprile, mentre l'intervento delle Nazioni Unite non produce un significativo arretramento della posizione dei lealisti e non sembra aver prodotto risultati rimarchevoli sotto il profilo del loro indebolimento militare e logistico, lo scontro tra l'esercito di Gheddafi (il cui potenziale, in circa un mese, è ridotto del 30-40% per effetto degli attacchi delle aeronautiche degli eserciti dell'Alleanza Atlantica)[137] e le forze rivoluzionarie che controllano gran parte della Cirenaica raggiunge una fase di stallo. Da una parte le milizie rivoltose non riescono a guadagnare terreno nella marcia verso la Tripolitania, mentre le forze al servizio del colonnello non hanno modo di dare la spallata definitiva al nemico.[138]Gheddafi, nello stesso tempo, prosegue l'assedio di Misurata, completamente isolata in un territorio sotto il controllo delle sue truppe, da due mesi al centro di un'aspra battaglia che, secondo fonti mediche della stessa città, ha provocato circa mille uccisioni e alcune migliaia di feriti.[139]
 Reazioni internazionali

La risposta violenta alla rivolta civile da parte di Gheddafi è stata duramente condannata dalla comunità internazionale. Il regime di Mu'ammar Gheddafi perde l'appoggio di alcuni dei suoi più importanti diplomatici libici in Europa e nel mondo, tra cui l'ambasciatore in Italia, gli ambasciatori a Parigi, Londra, Madride Berlino e i diplomatici presso l'Unescoe l'Onu.[140][91]
La maggior parte degli stati occidentali condanna gli avvenimenti e le minacce di chiudere i pozzi di petrolio, anche se nessuno interviene ufficialmente. L'UEprocede intanto all'attuazione di sanzionicontro la Libia di Gheddafi.[141][142]Il 26 febbraio il presidente degli Stati Uniti d'AmericaBarack Obama firma una serie di sanzioni contro la Libia, tra cui il congelamento dei beni di Mu'ammar Gheddafi e dei suoi familiari.[143]
L'Unione europea infine il 28 febbraiodecide le sanzioni contro il regime di Gheddafi: il Consiglio europeo, attraverso i ministri dell'Energia dei 27 stati membri, approva l'embargo sulle armi stabilito dalla risoluzione Onu del 26 febbraio, aggiungendo anche l'embargo su tutti quegli strumenti che il regime potrebbe utilizzare nella repressione della rivolta in Libia. Inoltre, il Consiglio aggiunge il congelamento dei beni e restrizioni sui visti per lo stesso leader Gheddafi e 25 dei suoi familiari e persone della cerchia.[144]
Intanto le marine di numerosi stati, tra cui gli USA e Regno Unito, si posizionano nel Mediterraneo nell'eventualità di un attacco. Gli Stati Uniti studiano un piano d'azione per intervenire, valutando la possibilità di un attacco preventivo per neutralizzare le postazioni contraeree. In caso venga dichiarata una no-fly zone sui cieli libici si predispone la portaerei Enterprise con il probabile appoggio della stessa marina italiana. Il ministro della Difesa La Russa dichiara che potrebbe essere utilizzata la stessa Sicilia come punto strategico per far rispettare l'embargo.[145][146][147]
Il procuratore Luis Moreno-Ocampodella Corte Penale Internazionale annuncia l'apertura di una inchiesta per crimini contro l'umanità in Libia, mentre Barack Obama sostiene di prendere in considerazione l'opzione militare affermando che "ciò di cui voglio essere sicuro è che gli Stati Uniti abbiano una piena capacità di azione, potenzialmente rapida, se la situazione dovesse degenerare in modo da scatenare una crisi umanitaria".[148][149][150] L'Interpol diffonde un'allerta internazionale a tutte le polizie mondiali per facilitare le operazioni della Corte Penale Internazionale e l'attuazione delle sanzioni ONU.[151][152][153]
Il 9 marzo prosegue il pressing di Francia, Regno Unito e Stati Uniti sull'ONU per la decisione dell'attuazione di una zona di divieto di sorvolo sui cieli libici.[154] Il vicepresidente Usa, Joe Biden, giunge a Mosca allo scopo di persuadere la Russia, contraria ad un attacco contro Gheddafi, a dare il consenso alla realizzazione della no-fly zone, che richiederebbe il ricorso allo stato di guerra contro Tripoli, primo passo informale verso l'apertura di un fronte di terra con l'obiettivo di sostenere i rivoltosi libici e disarcionare Gheddafi.[155][156]




Il lancio di un missile Tomahawk verso la Libia dalla USS Barry, nella notte tra il 19 e il 20 marzo
 Intervento dell'Organizzazione delle Nazioni Unite



Mappa delle principali basi aeree usate per gli attacchi

Il 17 marzo il consiglio di sicurezza dell'ONU discute una seconda proposta di no-fly zone, avanzata dalla Francia, che viene approvata a tarda sera[157]. La risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza ONU, che chiede "un immediato cessate il fuoco", autorizza la comunità internazionale ad istituire una zona d'interdizione al volo in Libia e a utilizzare tutti i mezzi necessari per proteggere i civili ed imporre un cessate il fuoco forzoso,[158]ad esclusione di qualsiasi azione che comporti la presenza di una "forza occupante".
 Operazioni militari
Il 19 marzo, a seguito del proseguimento delle operazioni militari libiche contro gli insorti e in ottemperanza alla risoluzione ONU, la Francia avvia l'operazione Harmattan con le ricognizioni aeree dello spazio aereo libico da parte dei caccia Rafale, Mirage 2000-D e Mirage 2000-5[159][160] che successivamente, alle 17:45 circa (ora di Parigi), eseguono un attacco contro le forze lealiste al regime di Mu'ammar Gheddafi colpendo mezzi corazzati dell'esercito libico[161] nelle zone attorno la città di Bengasi. L'attacco è seguito, qualche ora più tardi, dal lancio di 112 missili da crociera tipo Tomahawk da parte di 25 unità navali e sommergibili statunitensi e britannici, dispiegatesi per l'operazione Odyssey Dawn.[162]
Nella notte tra il 19 e il 20 marzo la RAF impiega i missili del tipo SCALP (Storm Shadow) su obbiettivi militari libici, lanciati da aerei Tornado GR4, decollati dalla base RAF di Norfolk (operazione Ellamy).[163]
Tra i mezzi messi a disposizione per operazioni risultano anche velivoli delle forze aeree italiane, norvegesi, omanite, danesi e spagnole (i Paesi della c.d. coalizione partecipanti alla missione Odissea all'Alba) che però nelle prime fasi, fino al 27 marzo, non hanno effettuato in modo comprovato operazioni con l'uso attivo di missili o bombe. I loro schieramenti sono mostrati nel paragrafo successivo con i relativi riferimenti esterni. L'Italia ha partecipato inizialmente con la messa a disposizione agli alleati delle basi aeronautiche di Trapani-Birgi (che hanno provocato la chiusura dell'aeroporto civile che utilizza le stesse piste) a Regno Unito e Stati Uniti; Sigonella (CT) alla Danimarca e altre basi.

Libia
Gheddafi dichiara guerra al suo popolo
Fonte: http://www.gdp.ch/articolo.php?id=2187

 
– 16 agosto 2011Posted in:


Fonte: http://www.sinistra.ch/?p=1312#comment-102